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Questa è la mia tv. Ce ne sono tante come lei, ma questa è la mia!

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Non mi piace molto fare spamming del canale YouTube della Darish Zone sul blog della Darish Zone, anche se l'operazione, trattandosi di affari di famiglia, sarebbe più che lecita. Ma ci tengo a mantenere le due identità distinte, due gemelli diversi che si esprimono al meglio del loro media di appartenenza. Dove non arrivano le immagini del canale ci pensano le parole scritte, e viceversa. In questo caso però farò un'eccezione in onore dell'importante giro di boa del canale video, che d'altronde è nato molto prima ed è anche maggiormente prolifico in contenuti. E quelli di questo video sono tanti, una sorta di percorso di 15 mesi passati quasi senza accorgersene, mesi di gioie e dolori che in certo senso hanno donato maggiore consapevolezza. Desideravo da tempo realizzare una piccola introduzione a carattere riassuntivo del canale della Darish Zone, ed eccola qui. Questa è la mia tv!

Il mondo è ancora fermo

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Immagino che l'immagine vi risulti familiare, è ottenuta dalla locandina di Tutti giù per terra, pellicola di Davide Ferrario uscita nel 1997 e basata sull'omonimo romanzo di Giuseppe Culicchia. Una recensione? No, o forse sì. Mentre ci penso, se non l'avete ancora fatto guardate comunque questo bellissimo film (ce ne fossero così oggi...), per il momento voglio concentrarmi sulle sinistre implicazioni sociali, e morali, indicate da quest'opera. L'acuta analisi del protagonista dalla parte di un'identità - la sua e quella di molti altri - scissa da qualsiasi tipo di meccanica castrante, trae forza dalla sua stessa natura. Tralasciando un attimo l'efficacia del manifesto del disagio giovanile, attualissimo ancora oggi, il vantaggio di vedere il delirante flusso del sistema dall'esterno, come una cellula impazzita che si crogiola leggermente di una tale privilegio, non è privo di aspetti alienanti ma senz'altro aiuta a decodificare l'intricato si…

Uno Slik Stik nel cuore

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Mi stavo rilassando sul divano quando un lontano ricordo emerso dal passato mi ha travolto, è stato conturbante e nostalgico come quando rimembri una bella relazione passata. In questo caso però non pensavo a una persona, ma un joystick degli anni ottanta che consumavo letteralmente sul mio Commodore 64. Un rapporto peculiare, morboso, che mi ha fatto realizzare come non ci sia stata occasione analoga nella mia esistenza di instaurare un rapporto elettivo con un controller per videogiochi. Io e il mio Slik Stik eravamo una cosa sola, tanto che ai tempi neanche sapevo come si chiamasse, erano tempi dove regnavano le emozioni al netto, mentre con la vecchiaia si diventa più freddi e sensibili alle informazioni.


Io lo chiamavo semplicemente "il nano", per via della sua fattura sicuramente singolare: al contrario della concorrenza, il tozzo controller della Suncom si contraddistingueva per le dimensioni decisamente ridotte e la scarsa altezza dello stick, particolari che in un …

Ribelli in gabbia

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Un articolo innovativo e visionario che vi esorta a guardare Dr House - Medical Division, scommetto che proprio non ve lo aspettavate nella Darish Zone. Però parliamo di una serie che mi piace e che in questa pagina sentirete parlare solo bene, è già qualcosa di inedito, e che potete vedere o rivedere in piena tranquillità su Amazon Prime Video e Netflix. Trasmessa con risultati alterni tra il 2004 e il 2012, ha vissuto otto stagioni tutto sommato molto intense, con naturale nostalgia verso le prime, che storicamente e geneticamente sono sempre le meglio riuscite. Sapete cosa? Voglio far finta che esista qualcuno che ancora non sa chi è Gregory House. Un geniale medico fuori dagli schemi, un ospedale turbolento e una moltitudine di casi, uno per puntata, da risolvere in assetto variabile con drammi personali e una discreta coralità di cast. Cose già viste mille volte in tante serie ospedaliere, ma qui c'è House, forse uno dei migliori personaggi concepiti in un'opera televisi…

La musica è finita, gli amici se ne vanno

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Se seguite il canale YouTube della Darish Zone, sapete già che non ho parlato in termini lusinghieri dell'andamento di The Big Bang Theory, la popolarissima serie di Chuck Lorre & Bill Prady che ha aperto le porte del successo a un gruppo di attori, non lo scrivo tra virgolette denigratorie perché detesto l'attitudine, che sarebbero probabilmente andati incontro a un destino ben diverso. Una sliding doors in piena regola, dove la differenza l'ha fatta trovarsi - nel pilot - all'interno dell'iconico appartamento del gruppo di scienziati nerd. Non è del tutto un caso, L&P avevano già aspettative alte per la serie, dopo un prototipo radicalmente differente che si è lasciato alle spalle due attori, Iris Bahr e Amanda Walsh, che si staranno ancora mangiando le mani. Ma questa è un'altra storia si dice, e quindi per il primo episodio ufficiale, molto più colorato e pimpante, al fianco di Johnny Galaecki e Jim Parson si aggiungeva la mitica Penny di Kaley Cuo…

Paese che Wai... casa che ritrovi

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Cinema avventuroso, non di avventura, che espande i limiti geografici per cercare nuovi stimoli. Non è certo la prima volta nella storia del cinema, ma nessuno si è spinto così lontano come Wong Kar-wai nel suo Happy Together, pellicola del 1997 che vi invito caldamente a riscoprire. E no, di felicità qui dentro ce n'è ben poca.


Se vi aspettate di ascoltare l'omonimo brano dei Turtles a stecca dovrete aspettare l'ultima scena, sorprendentemente anche la più positiva e solare. O forse no, perché WKW parla dell'importanza del ritrovarsi ancora prima di perdersi, sfruttando un pretesto, quello della storia di una coppia omosessuale, puramente strumentale. I due protagonisti, Lai Yiu-fai e Ho Po-wing (bravissimi gli attori), vivono una sofferta deriva sentimentale all'estero, lontanissimi da casa e soffocati non solo dalle reciproche diversità, ma anche un comprensibile senso di nostalgia e inadeguatezza in una terra dominata da Tango Bar, dancefloor latini e incompren…

Il mio amore viscerale

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Il 17 ottobre 2017 è stato un brutto giorno per tutti i videogiocatori: è stata chiusa Visceral Games, ex Redwood Shores, uno dei più noti organi di Electronic Arts, famoso perlopiù per la serie di Dead Space. Molti però non sanno che, come EA RS, la casa militava praticamente da vent'anni nel mercato. Si tratta solo dell'ultimo di una serie di tagli drammatici dell'industria, specie a opera dello storico publisher californiano. Uno studio dotato di grande talento e che ha sfruttato proprio la trilogia di Dead Space come marchio distintivo. E io, come tanti altri, amavo alla follia questa saga e mi sono perso nei meandri della USG Ishimura (nel capostipite, ma non solo), lo Sprawl e l'inquietante Tau Volantis, il pianeta ghiacciato di Dead Space 3 teatro della conclusione della storia di Isaac Clarke o forse no. Nato come variazione sci-fi horror della serie Resident Evil di Capcom, il primo capitolo guardava anche molto alle mode imperanti del suo periodo, si parla de…