Uno Slik Stik nel cuore




Mi stavo rilassando sul divano quando un lontano ricordo emerso dal passato mi ha travolto, è stato conturbante e nostalgico come quando rimembri una bella relazione passata. In questo caso però non pensavo a una persona, ma un joystick degli anni ottanta che consumavo letteralmente sul mio Commodore 64. Un rapporto peculiare, morboso, che mi ha fatto realizzare come non ci sia stata occasione analoga nella mia esistenza di instaurare un rapporto elettivo con un controller per videogiochi. Io e il mio Slik Stik eravamo una cosa sola, tanto che ai tempi neanche sapevo come si chiamasse, erano tempi dove regnavano le emozioni al netto, mentre con la vecchiaia si diventa più freddi e sensibili alle informazioni.


Io lo chiamavo semplicemente "il nano", per via della sua fattura sicuramente singolare: al contrario della concorrenza, il tozzo controller della Suncom si contraddistingueva per le dimensioni decisamente ridotte e la scarsa altezza dello stick, particolari che in un certo senso lo avvicinavano al mondo dei cabinati. Non casualmente, l'asta terminava con un pallino piuttosto vistoso che, unito alla scarsa altezza della stessa, permetteva grande dinamismo sulle sollecitazioni psicotiche sull'asse orizzontale. In parole povere, il paradiso per chi amava giochi sportivi di matrice olimpionica, come Track & Field, che richiedevano di sbattere ferocemente lo stick per guadagnare velocità. Un'operazione praticamente proibitiva per le vistose cloche che andavano tanto di moda sulla macchina Commodore.



E infatti il mio gioco preferito era, guarda caso, Decathlon, capolavoro mai dimenticato di David Crane. Mentre aspetto che il ricordo evapori mi chiedo per quale motivo lo Slik Stik non abbia ricevuto la grazia della retrospettiva che sta beatificando molti sistemi e periferiche del passato. Con l'arrivo del C64 Mini speriamo che qualcuno si decida a clonarlo.

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